Sorgente di Pianiano
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Il sito sottostante l'abitato di Pianiano, che presenta ampie cavità nella parte dei masso tufaceo esposta a mezzogiorno, risulta essere una delle località del territorio di Cellere con caratteristiche assimilabili a quelle di probabili antichi microinsediamenti.


Si potrebbe quindi supporre che la fonte situata a valle nelle immediate vicinanze, sia stata meta di assidua frequentazione fin da tempi remoti.


Un antenato del manufatto ad uso di fontanile/abbeveratoio oggi esistente nella Valle delle Canepare, doveva comunque già servire il castello denominato "Plandiana" o "Plandianum" nelle cronache antiche e "Castrum Planiani" negli atti d'archivio dal '500 al '700 (da cui Pianana e Pianiano).


Il "castrum" apparteneva dagli inizi del '300 alla famiglia Farnese, con qualche passaggio di mano tra gli Orsini di Pitigliano e i Farnese stessi fino alla fine del '400.


Benedetto Zucchi riferisce che Pianiano, quando egli ne era Podestà nel 1597 ai tempi del Ducato di Castro, appariva come un "piccolo luogo rinchiuso, ma vi è poi un Borgo per fuori che si è più grande di quello di dentro....e in quel tempo l'offizio di Pianiano era migliore che non era quello di Cellere....e passava allora il centinaio di fuochi, ed era popolato assai....Il sito è bello, il ristretto e la campagna è buona con terreni fertili...."


Però gli abitanti di Pianiano " sono scommodi assai di fontane e di acqua, si per bere, che per lavare..."; in effetti dovevano percorrere con le bestie da soma i ripidi viottoli che, solcando il tufo e l'arenaria, collegavano la fontana al Ponte e all'arco d'ingresso dell'abitato.


In seguito il borgo subì un progressivo spopolamento "causato ciò, per quanto si va considerando, dalla scoperta che fa di lontano della marina, che lo rende cattiva aria (malarica), ed anche dicono, che ciò derivi dal ponte, che si entra dentro, nel quale soffia sempre vento scirocco, dove sogliono andare quelle genti l'estate in particolare ai ragionamenti e ai giuochi, quali ricevendo quel vento pigliano il mal colpo, ed in breve se ne muoiono, essendo quel passo pericoloso assai a starci, non che a fermarcisi".


Il 28 Novembre 1729 con Breve del Pontefice Benedetto XIII fu sancita l'unione con Cellere e la costituzione della "Comunità di Cellere e Pianiano", ma i problemi rimasero irrisolti.


Nell'anno 1756 Pianiano, ormai quasi completamente abbandonato e cadente, fu ripopolato per volere del Governo Pontificio da alcune famiglie albanesi fuggite alla persecuzione dei Turchi.


La vita riprendeva nel borgo e con essa la frequentazione della Fontana delle Canepare.


Nel sec. XIX Pianiano visse in prima persona il diffuso fenomeno del brigantaggio nella zona della Maremma tosco-laziale, tanto da essere definita "covo di briganti" in particolare per l'appoggio che gli abitanti davano al Tiburzi.


Il di 4 Agosto 1867 il famigerato brigante Luigi Scalabrini, detto Veleno, uscì dalle macchie di Montauto armato fino ai denti e sequestrò il Parroco di Pianiano don Vincenzo Danti nei pressi della Fonte del castello. Lo condusse in località Banditella per ucciderlo, ma venne invece ucciso dal prete che aveva "per caso" un coltello nella tonaca.


Così cantò un anonimo poeta locale: "Veleno si partì da Montauto / venne a battere e invece fu battuto".


Nell'anno 1922 il Consiglio comunale presieduto dal Sindaco Enrico De Rocchi decise la ristrutturazione del fontanile/abbeveratoio della frazione di Pianiano "per consentire ai pastori di abbeverare il bestiame e per


impedire che la popolazione bevendo acqua inquinata vada soggetta a qualche epidemia".


L'opera fu eseguita su progetto del perito G.A. Manetti di Capodimonte ed è rimasta in uso fino a tempi recenti.


L'utilizzazione della fonte per le necessità domestiche cessava nella prima metà degli anni sessanta, quando venne realizzata la conduttura Cellere-Pianiano che consentiva di portare l'acqua corrente nelle case e di costruire poi il nuovo lavatoio presso l'abitato.



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